Ricevimento studenti settembre

Questa settimana sarò fuori Siena per impegni accademici/convegni e non potrò svolgere ricevimento.
Mercoledì 13/9 sarò raggiungibile via Skype previo appuntamento (da richiedere per mail) dalle 15 alle 17

Lunedì 18/9 su appuntamento  (da richiedere per mail)

Giovedì 21/9 Via Mattioli ore 12,30
Piazza San Francesco ore 17 circa al termine della sessione di esame

Da lunedì 25/9 i ricevimenti si svogeranno con il seguente orario:
lunedì e mercoledì ore 14 Via Mattioli
martedì ore 14 Piazza San Francesco

 

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Sciopero dei docenti universitari

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Cari studenti,

parteciperò allo sciopero dei docenti universitari che prevede l’astensione dallo svolgimento del primo appello della sessione di esami di settembre. A meno di revoca, nel mio caso, lo sciopero si concretizzerà, come dai termini autorizzati dalla Commissione di Garanzia degli scioperi, nel mancato svolgimento dell’appello di Economia politica/Economia politica e del lavoro previsto per il giorno martedì 5 settembre 2017, ore 10. L’appello del pomeriggio di Economia della regolazione e del diritto si svolgerà invece regolarmente.

Spero che i disagi legati a questa mia decisione siano limitati e sono a disposizione per ogni esigenza specifica.

Le ragioni dello sciopero sono spiegate nell’articolo che ho scritto per Il Mattino e che potete leggere qua sotto.

Nell’articolo trovate anche la ragione per cui ho deciso di aderire, malgrado la ristrettezza della rivendicazione specifica. Perché spero che questo sciopero sia un primo passo verso una discussione più ampia sui temi della politica universitaria in grado di invertire la rotta intrapresa dal nostro paese da ormai dieci anni. In questi anni si è verificata una riduzione progressiva e cumulativa del ruolo dell’università pubblica, attuata attraverso attraverso la riduzione delle risorse disponibili per università e ricerca, la crescente precarizzazione dei docenti e la riduzione delle risorse per il diritto allo studio. Ma in questi anni si è concretizzata anche una tendenza al controllo crescente della politica sulla ricerca di base ed applicata, nascosta dietro le parole d’ordine della valutazione e del merito. Se non riusciremo a fermare queste tendenze, non avremo più una università pubblica e una ricerca libera in questo paese.

Mattino 14 luglio 2017 sciopero

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La valutazione oltre l’ideologia. Roma 27 giugno 2017

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Costi e benefici della valutazione

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Gli argomenti usati per giustificare l’adozione di sistemi di valutazione massiva della ricerca del tipo VQR non sono basati su evidenze solide. In particolare non esistono analisi che mostrino che i benefici sono superiori ai costi della valutazione. La valutazione massiva della ricerca è autoritaria e contraria alle prassi adottate nelle comunità scientifiche.

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Seminario a Milano Bicocca

Locandina_Bicocca_9 giugno 2017

La gara dell’eccellenza suona il de profundis per le università del Sud

Lungo articolo sulla prima pagina de Il Mattino

mattino_prima_pagina_18_05_2017

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Ruolo e dignità dell’università

Locandina incontro MDDU 10 maggio 2017

 

Penultimi in europa per numero di laureati. Obiettivo centrato

L’italia ha già raggiunto gli obiettivi Europa2020 in tema di istruzione. Ma non c’è da rallegrarsi. Primo obiettivo: raggiungere il 26% di laureati sulla popolazione di 30-34 anni, un valore molto più basso dell’obiettivo globale europeo fissato al 40%. Obiettivo raggiunto: i laureati sono il 26,2% della popolazione. Solo la Romania con il 25,6% di…

via L’Italia centra l’obiettivo Europa2020: penultimi per numero di laureati — ROARS

Storie di ordinaria baronia in Area13

Non potrò far parte di collegi di dottorato che aspirino all’accreditamento ANVUR, forse non potrò neanche essere conteggiato tra i docenti di riferimento per le lauree magistrali. Ed il mio dipartimento perderà un po’ di risorse a causa della “cattiva qualità” della mia ricerca. Come risultato della VQR mi trovo infatti classificato dai “super esperti”…

via Storie di ordinaria baronia nella VQR di area 13 — ROARS

Il prossimo 19 gennaio 2017 discuteremo a Pisa di valutazione e scienza aperta. Con Maria Chiara Pievatolo, Roberto Caso, Giuseppe De Nicolao, Paola Galimberti e Paolo Rossi.

http://bfp.sp.unipi.it/aisa/pisa19117/

Ricordando Marcello de Cecco nel giorno del suo compleanno. Il mio contributo

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Marcello de Cecco e le ricerche sul finanziamento delle piccole e medie imprese. [download pdf]

Intervento alla giornata: Ricordando Marcello de Cecco nel giorno del suo compleanno, Siena, Dipartimento di Economia Politica e Statistica, 17 settembre 2016.

di Alberto Baccini (Università di Siena)

Ringrazio molto per l’invito a partecipare a questa tavola rotonda.

Non posso affermare di essere un allievo in senso stretto di Marcello de Cecco. Ma l’incontro con de Cecco è stato per me decisivo. Visto che la gran parte della platea è fatta da professori universitari, è bene precisare che non mi riferisco al fatto che ho ricevuto l’idoneità da professore ordinario da una commissione presieduta da de Cecco. Mi riferisco invece alla non così breve esperienza di lavoro che ho avuto con lui. Parlerò di un de Cecco, per così dire, minore, non il brillante e colto economista di moneta, finanza e banca. Ma di un de Cecco che tentava di capire il funzionamento concreto dell’organizzazione delle piccole imprese italiane e delle loro modalità di finanziamento.

Per prepararmi a questa tavola rotonda ho fatto lavoro di archivio, cioè ho scavato nell’hard disk del mio computer cercando documenti che mi servissero a precisare i ricordi, alcuni ancora vivissimi. Ho ritrovato la prima lettera che scrissi a de Cecco: 30 gennaio 1990, gli inviavo la mia tesi di laurea che avrei discusso  di lì a qualche mese. All’epoca de Cecco insegnava all’Istituto Universitario Europeo di Fiesole. A seguito di quella lettera ci fu il nostro primo incontro e restai impressionato. Dall’intelligenza vivissima. E dalla capacità di discutere con leggerezza, erudizione, ironia e profondità di tutto.

Nel 1993-1994, ero al primo anno di dottorato, e de Cecco mi propose di svolgere con lui un lavoro di ricerca per cui aveva dei fondi. Il tema era il finanziamento delle piccole e medie imprese (PMI), su cui lavoranno per cuirca un anno e mezzo. L’idea di de Cecco era di indagare i meccanismi reali di finanziamento delle PMI dal lato della domanda. Credo che quel tema stesse dentro un suo programma di ricerca più ampio in cui rientrava l’analisi del sistema bancario e dei rapporti con le imprese che avrebbe dato origine al libro con Giovanni Ferri Le banche d’affari in Italia (de Cecco and Ferri 1996).

All’epoca, uno dei punti di riferimento era un articolo secondo cui nel corso degli anni ’80 le PMI si erano finanziate prevalentemente attraverso l’indebitamento, mentre le imprese più grandi si erano autofinanziate o avevano attinto a capitale di rischio. La PMI avevano perciò una struttura delle passività caratterizzata da indebitamento a breve termine e finivano per dipendere per i loro finanziamenti prevalentemente da una o al più da poche piccole banche. Così i fattori di inferiorità di queste banche in termini di caratteristiche dei servizi offerti -prodotti bancari tradizionali-  finivano per gravare sulle PMI (Flaccadoro and Pittaluga 1992).

In direzione radicalmente opposta andava invece la riflessione sul distretto industriale. Dei Ottati (1992) aveva scritto un articolo sulle relazioni intrecciate tra subfornitura e credito, in cui si riprendevano alcune intuizioni derivanti da Williamson. Nel distretto i rapporti di conoscenza personale si cristallizzano in capitale marshalliano di fiducia che favorisce l’instaurarsi di rapporti privilegiati tra operatori che tenderanno a concludere quante più transazioni possibile tra loro, proprio per risparmiare sui costi di transazione. Attraverso le transazione intrecciata tra subfornitura e credito si crea una struttura organizzativa informale in cui l’imprenditore terminale (impannatore) partecipa in modo diretto e personale al rischio dell’impresa fornitrice. All’interno del distretto si istituisce così una doppia intermediazione finanziaria. L’imprenditore terminale offre garanzie, anche fideiussorie, alle banche a favore delle PMI; ed alimenta anche un mercato secondario dei prestiti. Di fatto l’imprenditore terminale agisce come mediatore rispetto alla banca selezionando i migliori progetti di investimento del distretto.

Il lavoro di Dei Ottati non presentava che debolissime evidenze dell’esistenza di queste transazioni intrecciate. L’idea che elaborammo con de Cecco, basata sulla lettura di un vecchio libro (Holt et al. 1960), fu di ricostruire sul campo  in modo circostanziato le procedure normalmente utilizzate dalle imprese per l’accesso al credito. L’idea di lavorare sul campo con interviste e osservazione diretta non era molto ortodossa neanche all’epoca. Più da etnografi e antropologi che da economisti accademici. Scegliemmo un caso di studio: una grande impresa elettromeccanica, filiale italiana di una multinazionale statunitense, che aveva un grande sistema di subfornitura. E cominciò il lavoro sul campo.  Io facevo le interviste e le osservazioni, e regolarmente ne riferivo a de Cecco in lunghe chiacchierate in cui si mettevano insieme conoscenze teoriche ed empiriche. Il risultato finale di questo lavoro furono un lungo working paper (Baccini 1994) ed un articolo sulla Rivista di Politica Economica, firmati entrambi soltanto da me (altri tempi, ed altro modo di intendere il lavoro accademico rispetto a quelli attuali…) che contenevano, riletti ad anni di distanza, qualche ingenuità ed alcune considerazioni rilevanti (Baccini 1995) .

Il risultato principale fu la descrizione di un sistema di subfornitura complesso in cui le decisioni delle imprese fornitrici non vennero spiegate in riferimento al modello neoclassico standard, né al modello distrettuale, ma sulla base della teoria economica del sistema feudale di Kula (1970). Una strada che non ha avuto grande impatto in letteratura, ma che è stata riscoperta di recente da un gruppo di ricerca francese che studia i sistemi di subfornitura (Perraudin et al. 2014).

Dal punto di vista del finanziamento trovammo invece un quadro completamente diverso da quello suggerito dalla letteratura sui distretti. La domanda di strumenti di finanziamento risultò fortemente diversificata tra imprese appartenenti ai diversi livelli della rete di subfornitura. E non trovammo traccia di relazioni intrecciate virtuose tra subfornitura e credito. La situazione appariva addirittura rovesciata: le imprese del sistema di sub-fornitura garantivano flussi finanziari a breve, anche rilevanti, dalle imprese stesse e dal sistema creditizio verso la grande impresa.

Credo che anche a partire dai risultati di questa ricerca sia nata l’idea di Marcello de Cecco di individuare il commercialista come lo snodo chiave per le decisioni di finanziamento delle imprese, presente per esempio in (de Cecco and Ferri 1996). Da questa ricerca era infatti emerso per la prima volta l’evidenza che in realtà nelle decisioni interne di finanziamento delle  PMI giocasse un ruolo chiave il commercialista. Nel 1996-1997 lavorammo per circa un anno sul ruolo del commercialista nelle decisioni di finanziamento delle PMI. In questo caso alcune interviste sul campo le facemmo insieme. Ricordo ancora una intervista organizzata nel soggiorno di casa mia con un commercialista fiorentino, che durò un intero pomeriggio. Il risultato di questo lavoro fu un lungo documento mai pubblicato  (Baccini 1998). Alcune di quelle informazioni filtrarono anche negli articoli di de Cecco su Affari e Finanza di quegli anni. Negli anni successivi discutemmo ancora di questi temi quando de Cecco mi propose alla Banca Nazionale del Lavoro per scrivere un libro sul ruolo di Artigiancassa nel finanziamento delle piccole e medie imprese italiane (Baccini 2002) .

Dicevo all’inizio che non sono in senso stretto un allievo di de Cecco. E mi sembra che questi episodi di lavoro sul campo siano tutto sommato marginali nella sua traiettoria intellettuale.

Queste esperienze di lavoro a stretto contatto con lui nei miei anni di formazione sono state invece per me di grande importanza. Sono due le lezioni principali che ho appreso in quegli anni.

La prima è che l’economia è una scienza sociale, in cui lo studioso deve essere libero di usare tutta la gamma degli strumenti di indagine propri delle scienze sociali. La realtà è più complessa dei modelli, e c’è bisogno di una vasta strumentazione per spiegare i fenomeni reali. L’osservazione diretta della realtà, la partecipazione osservante alle riunioni, la lettura delle fonti più disparate, permette allo studioso di cogliere elementi che la sola manipolazione di modelli trascurerebbe completamente. Se dovessi spiegare questa attitudine alla ricerca in modo sintetico, direi che questa attività nelle scienze sociali e quindi in economia somiglia più all’attività degli “umili artigiani della scienza” evocati da Robert Merton (Merton 1957), che alla produzione di paper a mezzo di paper ormai dilagante.

La seconda lezione, non meno importante, è invece una attitudine alla completa libertà teorica. Non ci sono gabbie predeterminate. Non ci sono modelli astratti cui sia sufficiente modificare qualche variabile per trovare una spiegazione per tutto. Contaminare stili teorici e strumenti di indagine diversi può invece aiutare a capire e spiegare.

Sono grato a de Cecco per la grande lezione di onestà accademica ed apertura intellettuale che ho ricevuto nei miei anni di formazione. Spero di essere riuscito a comunicarlo. Ovviamente la responsabilità di aver usato bene o male quella lezione è soltanto mia.

 

Riferimenti

Baccini, A. (1994). Industrial organization and the financing of small firms: the case of MagneTek. European University Institute, Robert Schuman Centre Working Paper, doi:10.13140/RG.2.2.24082.04808

Baccini, A. (1995). Microstoria e organizzazione industriale: il caso MagneTek. Rivista di Politica Economica, 85(5), 43-92.

Baccini, A. (1998). Alcune note sul ruolo del commercialista nel finanziamento delle PMI. doi:10.13140/RG.2.2.21738.31687.

Baccini, A. (2002). Artigiancassa: Da Istituto di Credito Speciale a Banca per le Imprese Artigiane 1953-2001 (Collana storica del gruppo BNL. Atti e Documenti): BNL Edizioni Giunti Gruppo editoriale.

de Cecco, M., & Ferri, G. (1996). Le banche d’affari in Italia. Bologna: Il Mulino.

Dei Ottati, G. (1992). Fiducia, transazioni intrecciate e credito nel distretto industriale. Note economiche, 22, 1-30.

Flaccadoro, R., & Pittaluga, G. B. (1992). Vincoli finanziari e crescita delle piccole e medie imprese. Rivista internazionale di scienze sociali(2), 103-129.

Holt, C. C., Modigliani, F., J.F., M., & Simon, H.A. (1960). Planning Production, Inventories, and Work Force. Englewood Cliffs, New Jersey: Prentice-Hall.

Kula, W. (1970). Teoria economica del sistema feudale. Proposta di un modello. Torino: Einaudi (ed. or. in polacco 1962).

Merton, R. K. (1957). Priorities in Scientific Discovery. A Chapter in the Sociology of Knowledge. American Sociological Review, 22(6), 635-659.

Perraudin, C., Petit, H., Thèvenot, N., Tinel, B., & Valentin, J. (2014). Inter-firm Dependency and Employment Inequalities: Theoretical Hypotheses and Empirical Tests on French Subcontracting Relationships. Review of Radical Political Economics, 46(2), 199-220, doi:10.1177/0486613413497912.

Collaborazionisti o resistenti. L’accademia ai tempi della valutazione della ricerca — ROARS

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Questo intervento tenta di rispondere alla domanda: ma una valutazione massiva della ricerca, come quella sviluppata in Italia con la VQR o nel Regno Unito con il RAE/REF, serve davvero? Nella prima parte discuto cinque argomenti usati per giustificare esercizi massivi di valutazione ex post della ricerca. Dopo aver mostrato che questi cinque argomenti non…

via Collaborazionisti o resistenti. L’accademia ai tempi della valutazione della ricerca — ROARS

Uncertainty and information

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Ch. 38 Uncertainty and information

Uncertainty and information are ideas that have a central role in contemporary economics in the domain of decision theory. The expected utility hypothesis is a powerful instrument widely used in theoretical and empirical analysis. However, the leading role in this story is not played by utility, as is usual in the traditional reconstructions of historians of economic thought, but by probability. Uncertainty is in fact a multifaceted concept. It refers to a subjective condition or a mental status of an agent not knowing for certain the consequences of a present or a future event (subjective uncertainty). It refers also to an objective status of things that may results in different outcomes (frequency of occurrences), or are knowable only through careful measurements subject to errors (objective uncertainty). In order for the modern developments to happen, two conditions were required: both objective and subjective uncertainty needed to be treated with the device of probability. Both these recognitions slowly emerged between the seventeenth and the twentieth centuries. The idea of probability originates with gambling. The so-called “classical theory of probability” was developed in order to deal with the particular objective uncertainty in the games of chance. Its history was masterfully reconstructed by Ian Hacking (1975). Mathematical theory of probability is generally taken to begin in 1654 with a correspondence between Blaise Pascal and Pierre de Fermat where some gambling problems were analysed. In 1657 Christiaan Huygens published a Libellus de Ratiociniis in Ludo Aleae (On Calculations in the Game of Dice) that “for nearly half a century . . . was the unique introduction to the theory of probability” (David 1962: 115). In this Libellus the notion of expectation in gambling was clearly defined in reference to the problem of the fair price for a gamble. The notion of fair price or of a fair entry fee for a game of chance was of practical importance for gamblers deciding to participate in a bet; or for when it was necessary to divide a stake because the gamble was interrupted before its conclusion; or again for when a gambler was asked by another to sell his or her place in the gamble. The mixture of money and chance was considered a natural idea, and the basic tenet of “equi-possibility”, as it was called later by Pierre-Simon de Laplace, was based on the symmetry (fairness) of the device used for a gamble.

http://www.elgaronline.com/view/9781849801126.00044.xml

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https://www.researchgate.net/publication/272416268_Uncertainty_and_information

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Finalmente su carta

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Baccini su ANVUR: anomalie, costi ed effetti collaterali della valutazione all’italiana — ROARS

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«Questa agenzia è stata variamente chiamata: qualcuno dice “un mostro istituzionale”. Io, in maniera meno polemica, dico: è un’agenzia mal disegnata, perché si è presa un’idea britannica e l’abbiamo messa dentro una struttura napoleonica. […] dentro uno dei gruppi di valutazione della ricerca di area economica, per caso, c’erano tutti questi signori che facevano parte…

via Baccini su ANVUR: anomalie, costi ed effetti collaterali della valutazione all’italiana — ROARS